Pietro Sarcinella – Studio  Sant'Elmo Ginecologo Napoli
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Non tutti provano piacere nell’essere al centro delle attenzioni sessuali dell’altro, nell’essere toccati o desiderati. Per alcuni già solamente dei discorsi legati al sesso possono far provare forte ansia fino a veri e propri attacchi di panico; i sintomi della fobia sessuale, infatti, sono quelli tipici di un attacco di panico come fame d’aria, nausea, sudorazione, accelerazione del battito cardiaco. Perfino il baciare può far provare sensazioni di disagio talmente forti da portare la persona a evitare tutte le possibili situazioni legate alla propria fobia sessuale tanto da rinunciare spesso a contatti sociali o ai rapporti di coppia. Chi soffre di fobia sessuale teme:

  • la penetrazione;
  • il rapporto orale;
  • il rapporto anale;
  • l’osservazione dei genitali.

Possono essere il risultato di un’educazione particolarmente rigida e severa, dove la sessualità è un vero e proprio tabù o a seguito di traumi sessuali subiti nell’infanzia.

Ecco le 8 principali fobie sessuali:

  1. COITOFOBIA: paura del rapporto sessuale e della penetrazione, sia essa attiva che passiva;

  2. EROTOFOBIA: la fobia concerne il semplice parlare di sesso, o avere a che fare con materiale che ha attinenza con il sesso;

  3. EUROTOFOBIA: persistente, anormale e ingiustificata repulsione per i genitali femminili;

  4. PARTENOFOBIA: paura di avere relazioni o rapporti sessuali con donne giovani e inesperte;

  5. GINEFOBIA: paura degli uomini nei confronti dell’altro sesso. Questa paura può arrivare, come forma reattiva, all’odio per le donne (misoginia);

  6. GIMNOFOBIA: caratterizza persone estremamente pudiche, incapaci di spogliarsi di fronte ad un’altra persona, oppure a disagio nel vedere i corpi nudi di altri;

  7. TOCOFOBIA: vera e propria paura di rimanere incinta o di partorire;

  8. ONEIROGMOFOBIA: paura di eiaculare in seguito a un sogno erotico.

TERAPIA

  • Educazione sui temi inerenti la sessualità;
  • Terapia Comportamentale attraverso la tecnica della desensibilizzazione fatta con particolari esercizi sessuali mirati.
– Come si manifesta il disturbo del desiderio?
– Quali possono essere le cause?
– Quali i problemi associati?
– Qual è il decorso?
– Come si cura?


La caratteristica fondamentale del disturbo del desiderio sessuale
è l’insufficienza o l’assenza di fantasie sessuali e del desiderio di attività sessuale.
Uno scarso desiderio sessuale può essere globale e includere tutte le forme di espressione sessuale, oppure può essere limitato ad un partner o ad una attività sessuale specifica. Può essere dovuto a fattori psicologici o a fattori combinati cioè quando si ritiene che il disturbo comprenda una combinazione di fattori psicologici e fisici, tra cui l’assunzione di determinate sostanze, ma nessuna causa sia sufficiente da sola a spiegare la disfunzione. C’è una scarsa motivazione a ricercare stimoli e la persona di solito non comincia un’attività sessuale, oppure partecipa con riluttanza quando è iniziata dal partner. Se questa situazione è causa di frustrazione, questa naturalmente diminuisce quando manca l’opportunità o la necessità di una prestazione sessuale. Il numero delle esperienze sessuali è scarso mentre i bisogni non sessuali (per es. di conforto fisico o di intimità) e la pressione da parte del partner possono aumentare.

La diagnosi deve comprendere le caratteristiche dell’individuo, le sue condizioni di vita, il contesto culturale e soprattutto la relazione di coppia che può includere una valutazione di entrambi i partner (DSM IV).


PROBLEMI ASSOCIATI

Uno scarso interesse sessuale è spesso associato a problemi di eccitazione sessuale o di difficoltà di orgasmo.
La scarsità del desiderio sessuale può essere la disfunzione primaria oppure la conseguenza del disagio emotivo indotto dai disturbi dell’eccitazione o dell’orgasmo; alcuni soggetti con scarso desiderio mantengono la capacità di adeguata eccitazione sessuale e orgasmo in risposta della stimolazione sessuale.
Le condizioni fisiche di malessere e i disturbi depressivi sono spesso associati a scarso desiderio sessuale.
Chi presenta disturbi del desiderio sessuale può avere una certa difficoltà a sviluppare relazioni stabili.

DECORSO

Il disturbo del desiderio sessuale può esordire già nella pubertà, anche se più spesso si sviluppa nell’età adulta, dopo un periodo di adeguato interesse sessuale, in associazione con disagio psicologico, con eventi stressanti, con difficoltà interpersonali.
La perdita di desiderio sessuale può essere continua o episodica, in relazione a fattori psicosociali o di coppia.
Una modalità episodica di perdita del desiderio sessuale si verifica in alcuni individui in relazione a problemi di intimità e di fiducia.
Il disturbo da desiderio sessuale può anche manifestarsi in associazione con altre disfunzioni sessuali (per es. disfunzione maschile dell’erezione).

CAUSE PSICOLOGICHE

Si distinguono tre livelli del conflitto all’origine del disturbo del desiderio:
conflitti di livello blando cioè quelli derivanti dalla preoccupazione per il piacere del partner, dall’incapacità di comunicare i propri desideri e bisogni, dal ripetersi di manifestazioni erotiche poco piacevoli e poco gratificanti. Anche i sensi di colpa, inibizioni e precauzioni che provengono dalle proibizioni sessuali infantili;
conflitti di livello medio cioè la paura inconscia del successo e/o del piacere, ma soprattutto la paura inconscia di una relazione intima;
conflitti di livello profondo cioè per es. le modalità di evitamento che alcune persone mettono in atto. Sono persone che “non vogliono” provare desiderio per non sentirsi in pericolo rispetto ai propri fantasmi interiori. Anche problematiche di tipo edipico possono sostenere questo livello di conflitto.

TERAPIA

In questo tipo di disturbo è estremamente importante la consultazione iniziale con lo specialista che deve valutare se prescrivere una terapia comportamentale breve, una terapia della coppia, una psicoterapia ad orientamento psicoanalitico o una combinazione di queste.

Ildisordine ipoattivo del desiderio sessuale(HSDD) o basso desiderio sessuale(ISD) è considerato una disfunzione sessuale che si caratterizza come una mancanza o un’assenza di fantasie sessuali e di desiderio di attività sessuale, secondo una valutazione medica.Altri termini spesso utilizzati per descrivere il fenomeno sono l’avversione sessualee l’apatia sessuale.

Per essere considerato come disturbo vero e proprio, esso deve causare notevole disagio o difficoltà interpersonali.

Questo disturbo si verifica su una donna adulta su 10 negli Stati Uniti e la sua prevalenza sembra essere simile in Europa; tra le cause note del disturbo vi sono l’interazione tra fattori ormonali, neurobiologici, e psicosociali. Si ritiene che il disturbo sia causato da una diminuzione dei fattori eccitatori quali la dopamina,estrogeni,progesterone testosterone e/o un aumento dei fenomeni inibitori quali serotonina,prolattina, e gli oppioidi; fattori questi che nel soggetto sano sono normalmente in equilibrio.

Tutti i segnali che esporrò non sono associati per forza di cose allo sviluppo di un tumore.

Sembrerebbe un quadro catastrofico. Non è così. La maggior parte dell’esposizione che seguirà è semplicemente una guida indicativa di una prevenzione che spesso si trascura.

Non associate assolutamente tutti i segnali con un tumore!

Sono semplici sintomi o evenienze da approfondire. Nulla di più!

I segnali a cui bisogna prestare molta attenzione sono:

  1. Cambiamenti del seno: la maggior parte dei noduli al seno non significano cancro, ma è sempre buona cosa farli controllare da un medico. Fate controllare il vostro seno anche in caso notiate fossette nella pelle, capezzoli che girano verso l’interno o con secrezioni o rossore.
  2. Gonfiore: se notate delle zone edematose nelle quali il gonfiore resiste per oltre 2 settimane, fate un controllo medico.
  3. Sanguinamenti tra i periodi mestruali: un sanguinamento al di fuori del ciclo mensile normale può avere molte cause, ma un controllo servirà ad escludere un tumore dell’endometrio. Il sanguinamento dopo la menopausa non è mai normale e deve essere controllato subito.
  4. Modifiche della pelle: un cambiamento nella dimensione, forma o colore di un neo è un segno comune di cancro della pelle. È bene consultare il medico per un esame approfondito e forse una biopsia. Non aspettate, la diagnosi precoce è fondamentale per questo tipo di tumore.
  5. Sanguinamenti anali o urinari: sanguinamenti anali sono spesso soltanto un segnale della presenza di emorroidi, ma possono anche essere un sintomo di cancro al colon. La presenza di sangue nelle urine è di solito il primo segno di cancro della vescica o dei reni e, anche in questo caso, il ricorso al medico deve essere immediato.
  6. Modifiche dei linfonodi: i linfonodi sono le piccole ghiandole a forma di fagiolo presenti in tutti i distretti corporei. La maggior parte dei cambiamenti delle dimensioni sono dovute a comuni infezioni, ma alcuni tipi di cancro, tra cui la leucemia e il linfoma, possono essere annunciati da un ingrossamento dei linfonodi ed è bene, quindi, non sottovalutarli mai.
  7. Difficoltà a deglutire: occasionali difficoltà nella deglutizione non sono nulla di cui preoccuparsi. Ma quando accade spesso, specialmente se accompagnate da vomito o perdita di peso, il medico potrebbe voler verificare la presenza di tumori allo stomaco o alla gola.
  8. Perdita di peso: la perdita di peso inspiegabile è spesso causata dallo stress o da problemi alla tiroide, ma potrebbe anche essere un segno di cancro al pancreas, allo stomaco o ai polmoni.
  9. Bruciore di stomaco: quasi sempre è associato allo stress, al fumo, al consumo di alcol o a una dieta sbagliata. Se il bruciore persiste, meglio consultare un medico per escludere problemi allo stomaco o alla gola.
  10. Attenzione alla bocca: soprattutto se siete fumatori e se avete trascurato la salute dei denti, fate attenzione ad eventuali piccole lesioni presenti in bocca, se diventano persistenti. Potrebbero essere associate a irritazioni e dolore ed essere sintomo di tumori del cavo orale. Il fumo non provoca solo cancro polmonare.
  11. Febbre: una febbre che persistente potrebbe significare leucemia o un altro tipo di neoplasia del sangue.
  12. Fatica: molte donne sono stanche perché conducono una vita frenetica. Ma la stanchezza estrema che non passa nemmeno dopo il riposo non deve essere considerata normale e deve essere un sintomo da non sottovalutare.
  13. Tosse: la maggior parte delle infezioni che provocano la tosse guariscono spontaneamente in 3 o 4 settimane. Non ignorate quelle che durano più a lungo, soprattutto se siete fumatori. Se si tossisce sangue, rivolgersi immediatamente a un medico. La tosse è il sintomo più comune di cancro al polmone.
  14. Dolore: il dolore è un sintomo raro per i tumori. Un dolore persistente e privo di altre cause può essere sintomo di tumore delle ossa.
  15. Dolori addominali e depressione: è raro, ma il “mal di pancia”, soprattutto se associato a depressione, può essere un segno di cancro al pancreas. Un controllo è necessario in caso di familiarità.

Anche gli uomini devono prestare attenzione ai segnali che potrebbero indicare il rischio di un tumore.

Molti di questi 15 indicatori sono comuni ed è bene tenerlo sempre presente perché, per impegni quotidiani e mentalità, gli uomini tendono ancor più delle donne a trascurarsi. Ecco quelli diversi e caratteristici per i maschi perché dovuti alla specificità di genere:

  • Problemi urinari: invecchiando molti uomini tendono ad avere bisogno di urinare più spesso, soprattutto di notte. Non trascurate questo segnale, a maggior ragione se il bisogno di urinare diventa improvviso e incontenibile. Potrebbe trattarsi di tumore alla prostata, tra i più diffusi negli uomini o di tumore alla vescica. Attenzione soprattutto al primo, più subdolo perché a lenta progressione ma, proprio per questo, più curabile se scoperto per tempo. Il tumore alla vescica, al contrario, è molto più aggressivo ed è caratterizzato da una progressione veloce e fortemente metastatica.
  • Testicoli: non sottovalutate alcun tipo di variazione che dovesse interessare i testicoli, come tumefazioni, presenza di noduli o cambiamenti nella forma e nelle dimensioni.

Tumore al cervello: i sintomi

I sintomi di un tumore al cervello possono essere generali o specifici. Un sintomo generale è causato dalla pressione del tumore verso il cervello o il midollo spinale. I sintomi specifici compaiono in una parte specifica del cervello, dove il tumore è posizionato. Questa parte perde, parzialmente o totalmente, la funzionalità.

I sintomi generali comprendono:

  • Mal di testa, anche molto forti, soprattutto di mattina presto e tendenti a peggiorare durante le attività quotidiane.
  • Convulsioni. Sono improvvisi movimenti involontari dei muscoli di diversa entità e gravità.
  • Perdita di controllo delle funzioni corporee
  • Sintomi sensoriali, che includono cambiamenti delle funzionalità di vista, olfatto, udito. Si presentano quando il paziente mantiene lo stato di coscienza.
  • Nausea o vomito
  • Stanchezza inspiegabile

I sintomi specifici, invece, sono:

  • Pressione o mal di testa nella zona interessata dalla lesione.
  • Perdita di equilibrio e difficoltà con le abilità motorie sono collegate ad un tumore nel cervelletto.
  • Perdita della capacità di giudizio, tra cui la perdita di iniziativa, torpore e debolezza muscolare o paralisi, sono associate a un tumore nel lobo frontale del cervello.
  • La perdita parziale o completa della vista è causata da un tumore nel lobo occipitale o nel lobo temporale del cervello.
  • Le difficoltà di parola, di udito, i problemi con la memoria o gli stati emotivi, come l’aggressività, sono dovute a un tumore posizionato nel lobo frontale e temporale del cervello.
  • Un’alterata percezione del tocco o della pressione, debolezza degli arti di un lato del corpo o la confusione tra destra e sinistra sono legate a un tumore nei lobi frontale o parietale.
  • L’incapacità di guardare verso l’alto può essere causata da un tumore della ghiandola pineale.
  • Difficoltà di deglutizione, debolezza facciale, intorpidimento o diplopia –visione doppia- sono sintomi di un tumore nel tronco cerebrale.

Purtroppo, spesso, la gestione dei sintomi con cure palliative è l’unica opzione terapeutica disponibile in caso di tumore cerebrale.

Tumore al colon: i sintomi

Il tumore al colon ha un esordio subdolo perché asintomatico. La diagnosi precoce è fondamentale per individuarlo prima che raggiunga dimensioni tali da renderlo pericoloso. Per questo, alcune Regioni, tra cui la Lombardia, prevedono screening di massa per tutti coloro che raggiungono i 50 anni, che iniziano con un semplice e gratuito esame delle feci. In caso di sospetto, il paziente viene poi invitato a sottoporsi a colonscopia.

I sintomi principali riguardano eventuali cambiamenti della fisiologia intestinale, tra cui episodi ripetuti di diarrea o il sopravvenire di stitichezza prolungata. Devono far insospettire anche piccoli ma visibili cambiamenti della consistenza e del colore delle feci.

La presenza di sanguinamento rettale o di sangue nelle feci, non devono allarmare ma devono indurre il paziente a un immediato controllo medico. A questo proposito, è bene sapere che si parla di ematochezia quando il sangue è rosso e ben distinguibile, melena quando il sangue è scuro e le feci assumono un colorito nerastro o molto scuro.

Altri sintomi, meno specifici sono i dolori addominali persistenti o improvvisi, come crampi, debolezza o affaticamento e perdita di peso inspiegabile.

Tumore ai polmoni: i sintomi

Il tumore ai polmoni è una delle principali cause di morte in tutto il mondo, anche perché strettamente correlato al vizio del fumo. E’ uno dei più subdoli e, molto spesso, decorre asintomatico fintanto che la sua diffusione non lo rende incurabile.

Tuttavia, in alcuni casi, si presentano sintomi precoci che non devono essere mai sottovalutati perché, se presi per tempo, rendono il tumore curabile o, perlomeno, migliorano le aspettative di vita di chi ne è affetto. I sintomi specifici per il sospetto di neoplasia polmonare sono:

  • Raucedine e tosse persistente in assenza di problemi bronchiali.
  • Dolori toracici che si fanno più intensi in caso di sforzi respiratori, come il ridere.
  • Espettorato catarroso con presenza di sangue (color ruggine).
  • Estrema facilità alle infezioni bronchiali e/o polmonari con frequenti ricadute.

Il tumore ai polmoni metastatizza con facilità, i sintomi possono quindi interessare anche gli organi interessati dalla progressione tumorale.

In alcuni casi, il tumore ai polmoni può causare sintomi specifici e particolari, dovuti al posizionamento o alla particolare tipologia della neoplasia. Ad esempio:

  • Sindrome di Hornet: se il tumore interessa la parte superiore dei polmoni (il cosiddetto tumore di Pancoast) può danneggiare un nervo che passa dalla parte superiore del torace per raggiungere il collo. Ciò può causare forti dolenzie alla spalla e arrivare a influenzare i nervi oculari e del volto, provocando una sintomatologia mista, chiamata sindrome di Hornet.
  • Sindrome della vena cava superiore (SVC): la vena cava superiore è una grossa vena che trasporta il sangue dalla testa e dalle braccia al cuore. Passa accanto alla parte superiore del polmone destro, vicino ai linfonodi. Tumori in questo settore possono fare pressione sulla SVC, causando un reflusso di sangue nelle vene. Ciò può portare edema facciale, al collo, alle braccia e alla parte superiore del petto. Può anche causare mal di testa e vertigini. La sindrome può svilupparsi gradualmente nel tempo ma, in alcuni casi, può diventare pericolosa per la vita, e deve essere trattata precocemente.
  • Sindromi paraneoplastiche: alcuni tipi di tumori polmonari possono produrre sostanze simil ormonali che agiscono sugli organi di riferimento, pur in assenza di metastasi, dando luogo a sindromi paraneoplastiche come la SIADH, Sindrome da Inappropriata Secrezione di Ormone Antidiuretico. Si verifica quando il tumore produce una sostanza che simula l’ormone ADH, ormone antidiuretico, che inibisce la funzione diuretica renale. Un’altra sindrome paraneoplastica piuttosto importante è la sindrome di Cushing, nella quale le cellule tumorali del polmone possono produrre ACTH, un ormone che provoca la secrezione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali. Questo può portare a patologie come obesità, ecchimosi, debolezza, sonnolenza e ritenzione di liquidi. La sindrome di Cushing può anche causare alta pressione sanguigna e favorire il diabete.

Tumore al seno: i sintomi

Il segnale più temuto di un possibile carcinoma mammario è la presenza di un nodulo in una parte del seno.

A volte apprezzabile alla palpazione, altre volte individuabile solo da una mammografia, il nodulo è persistente, non cambia dimensione o consistenza con il ciclo mestruale ed è fisso, vale a dire non può essere spostato. Ha una consistenza dura e, alla palpazione, si percepisce immediatamente come diverso ed estraneo al resto del tessuto mammario.

In caso di presenza di uno o più noduli mammari, l’esame va esteso all’ascella, dove ci sono i linfonodi. Un linfonodo ingrossato, di dimensioni tali da essere apprezzabile al tatto, anche se di consistenza diversa da quella del nodulo mammario, potrebbe indicare che il tumore è in fase di progressione verso i tessuti esterni al luogo di origine.

Un tumore al seno può avere anche altri segnali rivelatori.

Tra i più comuni vi è la cosiddetta pelle a buccia d’arancia, un raggrinzimento della pelle nella zona della lesione tumorale e sintomi simili a quelli visibili in caso di infezione infiammatoria: edema, arrossamenti, sensazione di calore.

In ultimo, per particolari tipi di tumori, possono esserci secrezioni spontanee, anche emorragiche, dai capezzoli, è il caso della malattia di Paget, dovuta ad un particolare tipo di tumore, molto aggressivo. Se il tumore al seno non è stato diagnosticato in fase iniziale, può rapidamente diffondersi nell’organismo, in questo caso ai sintomi specifici si aggiungerà la sintomatologia tipica delle patologie di interesse oncologico come il dolore alle ossa, la perdita di peso, la stanchezza persistente, i versamenti pleurici, la febbre, la tosse, il mal di testa e la diplopia.

Tumore alla prostata: i sintomi

Anche il tumore alla prostata è di quelli particolarmente subdoli, perché di solito origina nella parte esterna della prostata e non da segnali fintanto che non è cresciuto abbastanza da premere sull’uretra, il canale attraverso il quale viene espulsa l’urina. La prostata, inoltre, tende a ingrossarsi con l’avanzare dell’età, una condizione patologica classificata in medicina come ipertrofia prostatica benigna, che si esprime con sintomi simili a quelli del tumore.

I sintomi di queste due patologie, pur molto diverse tra loro, sono simili perché entrambe hanno lo stesso effetto: la compressione dell’uretra.

Come conseguenza, chi ne è affetto sentirà lo stimolo della minzione più spesso del normale e avrà la sensazione di non essere riuscito a svuotare del tutto la vescica e, più raramente, sentirà dolore durante la minzione o noterà la presenza di sangue nelle urine (ematuria).

Mentre questi sintomi sono molto spesso associati a una condizione non cancerosa, come l’ipertrofia benigna, un sintomo più specifico di una possibile presenza di lesione tumorale è il dolore. Un dolore diffuso nell’area pelvica potrebbe essere sintomo di un tumore esteso e in fase di progressione.

Per eliminare ogni sospetto, se avete superato la cinquantina e accusate alcuni dei sintomi descritti, un esame rettale unito a un test per ricerca dell’antigene specifico PSA, che si ottiene mediante un normale esame del sangue, potranno togliere ogni preoccupazione.

Tumore della cervice uterina: i sintomi

Il tumore del collo dell’utero, o tumore cervicale, ha una sintomatologia molto facilmente riconoscibile: il sanguinamento vaginale al di fuori del ciclo mestruale.

Naturalmente, come in molti altri casi, questo sintomo appartiene alla categoria della sintomatologia generale ed avere dei sanguinamenti tra un ciclo e quello successivo, o in menopausa oppure dopo un rapporto sessuale, molto spesso non è segno della presenza di un tumore ma di altre e più benevole patologie.

Tuttavia, anche in questo caso, meglio non prendere sottogamba il segnale ed effettuare gli appositi controlli. Un pap test e una visita ginecologica potrebbero essere sufficienti a escludere il rischio e indirizzare favorevolmente la diagnosi.

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