Pietro Sarcinella – Studio  Sant'Elmo Ginecologo Napoli
Sessuologia

L’orgasmo una scarica di energia e tensione seguita da un profondo stato di rilassamento definito fase di risoluzione. E’ raggiunto infatti al culmine dell’eccitazione e mette fine alla reazione sessuale, spegnendo momentaneamente il desiderio. È seguito da una pausa caratterizzata da una momentanea insensibilità erotica e rilevante solo per gli uomini chiamata periodo refrattario.

La fase dell’orgasmo consiste nel raggiungimento del picco del piacere fisico e mentale cui, come prima accennato, segue una diminuzione della tensione sessuale fino al totale rilassamento e è dato da contrazioni ritmiche dei muscoli perineali e degli organi riproduttivi.

Le forti sensazioni che si avvertono a livello mentale insieme alle modificazioni fisiche ne fanno un’esperienza gratificante, unica e ben riconoscibile.

Descrizione del disturbo

Si parla di disturbo dell’orgasmo femminile quando vi è un persistente o ricorrente ritardo, o assenza, dell’orgasmo dopo una fase normale di eccitazione sessuale.

Il disturbo dell’orgasmo femminile è classificato in:

  • permanente: la donna non ha mai raggiunto l’orgasmo da sola o con il/la partner con qualsiasi tecnica di stimolazione;

  • acquisito: la donna ha sviluppato il disturbo dopo avere provato in passato l’orgasmo;

  • generalizzato: lo scarso desiderio sessuale è presente costantemente e al variare dei partner;

  • situazionale: lo scarso desiderio sessuale è presente con un/a solo/a partner o solo in determinate circostanze.

I dati a disposizione sulla percentuale di donne che raggiunge l’orgasmo si sono avuti attraverso molteplici studi.

Uno dei migliori studi è il National Social and Health Life Survey condotto agli inizi degli anni novanta. Questo studio è stato condotto su 1749 donne (eterosessuali, lesbiche e bisessuali) statunitensi di età compresa fra i 18 e i 59 anni. I problemi orgasmici risultarono il secondo problema più frequente, con il 24% delle donne che riferì di non avere avuto orgasmi, per almeno molti mesi o più, nel corso dell’ultimo anno (Laumann e coll., 1994; Laumann e coll., 1999). I due più grossi studi e risultati riportati sono quelli di Stanley (1995), provenienti da un campionamento di 3450 donne in Inghilterra per opera del gruppo chiamato Mass-Observation e quelli di Laumann e colleghi (1994), raccolti in uno studio realizzato con metodi di campionamento casuale su 1610 americani. Per quanto riguarda le donne che raggiungevano “sempre” lorgasmo i risultati erano, rispettivamente, del 18% e del 28,6%. Dunque, persino negli studi più completi, la percentuale delle donne che hanno “sempre” l’orgasmo con il rapporto sessuale è piuttosto bassa sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito.

Per quanto riguarda invece la realtà italiana, sebbene l’orgasmo sia generalmente considerato il momento culminante del rapporto sessuale, solo il 34,7% delle intervistate (Indagine Censis, 2000) ha dichiarato di averlo in ogni rapporto sessuale; la quota maggiore di esse, il 38,7% dichiara di averlo spesso. L’area di problematicità si compone del 6,6% di intervistate che dichiara di avere raramente un orgasmo e del 2,6% per cui il rapporto sessuale non porta mai allorgasmo (Indagine Censis, 2000).

Cause mediche e farmacologiche

Il disturbo dell’orgasmo può essere secondario a:

  • malattie endocrine: Malattia di Addison (insufficienza surrenale);

  • malattie dell’ipofisi: ipopituitarismo;

  • transezione completa del midollo spinale (pazienti paraplegici e tetraplegici);

  • antidepressivi MAOIs (Inibitori delle Monoamine-Ossidasi): Parmodalin (Tranilcipromina), Nardil (Fenelzina);

  • antidepressivi triciclici: Anafranil (Clomipramina), Tofranil (Imipramina), Trittico (Trazodone), Laroxil (Amitritiptilina );

  • antidepressivi SSRI (Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina): Eutimil (Paroxetina), Seroxat (Paroxetina), Sereupin (Paroxetina), Daparox (Paroxetina);

  • neurolettici tipici: Largactil (Clorpromazina), Prozin (Clorpromazina), Talofen (Promazina);

  • anfetamine e cocaina.

Cause psicologiche

II disturbo dell’orgasmo femminile è riconducibile a diversi fattori tra cui:

  • traumi sessuali pregressi: abuso sessuale e/o fisico, aborto;

  • educazione familiare e/o religiosa rigida e sessuofobica: convinzioni che rendono difficoltoso il rapporto con il proprio corpo, con la propria sessualità e con il sesso in generale;

  • informazione sessuale inadeguata: aspettative erronee o negative riguardo al rapporto sessuale;

  • timore di perdere il controllo: la paura di dire o fare qualcosa di sconveniente e/o di lasciarsi andare durante i rapporti sessuali non favorisce il rilassamento e lo stato di abbandono necessario per sperimentare l’orgasmo;

  • scarsa conoscenza della propria sessualità e del proprio corpo: assenza di una storia di masturbazione, ecc.;

  • inadeguato rapporto con il partner: la scarsa intimità e/o l’alta conflittualità sfocia in una maggiore rigidità durante i rapporti;

  • difficoltà verso le novità: alcune donne, in presenza di partner nuovi, presentano un’iniziale incapacità di lasciarsi andare;

  • ansia da prestazione:la donna insegue continuamente l’orgasmo come dimostrazione di normalità, di amore per il partner, ecc. così che l’ansia finisce per inibire l’orgasmo e mantenere il disturbo;

  • omofobia interiorizzata;

  • depressione.

TERAPIA

Il trattamento prevede:

  • Psicoeducazione: conoscenza dell’anatomia sessuale e del ciclo di risposta sessuale (fasi del funzionamento erotico), miglioramento della consapevolezza del proprio corpo (esplorazione visiva e cinestesica), comprensione dei fattori fisiologici e psicologici coinvolti nel rapporto sessuale, esame delle credenze e dei miti comuni inerenti il sesso;

  • Training per la riduzione dell’ansia e tecniche di rilassamento;

  • Training di abilità sessuali;

  • Tecniche di sensibilizzazione focalizzata: la donna, da sola e insieme al partner, impara a toccarsi nel modo che preferisce al fine di raggiungere l’orgasmo;

  • Diminuzione del supercontrollo involontario del riflesso orgasmico: protocollo basato sugli esercizi di esplorazione del corpo (Protocollo di intervento “Becoming orgasmic”; LoPiccolo e Lobitz, 1972),

  • Ristrutturazione cognitiva: messa in discussione dei meccanismi di ‘censura’ adottati nel tentativo di “non perdere il controllo della situazione” che non permettono di raggiungere l’orgasmo;

  • Miglioramento della comunicazione e dei rapporti interpersonali all’interno della coppia: durante l’attività sessuale, le donne e i loro partner hanno spesso difficoltà a facilitare l’eccitazione, mediante la comunicazione reciproca del tipo di stimolazione preferita, con il risultato che spesso i partner non si sentono in sintonia l’uno con l’altra;

  • Terapia di coppia (se necessaria): eliminare rabbia, rancori, conflitti o altre problematiche all’interno della coppia che non permettono una buona vicinanza fisica e/o emotiva;

  • Uso di fantasie sessuali associate agli esercizi di Kegel: questi esercizi servono per tonificare e rafforzare i muscoli che formano il pavimento pelvico (muscoli pubo-coccigei); la salute e il benessere di questi muscoli giocano un ruolo vitale nell’eccitazione sessuale e nell’orgasmo, come pure in altre funzioni corporee; l’impiego degli esercizi di Kegel per aumentare il tono della muscolatura vaginale non sembra contribuire molto alla produzione dell’orgasmo.

Il vaginismo è un disturbo sessuale che si manifesta sia a livello fisico-psicosomatico, sia a livello psicologico ed emotivo. Sul versante corporeo il disturbo consiste in una contrazione riflessa e involontaria dei muscoli del perineo, della vulva, dell’orifizio vaginale tale da impedire la penetrazione necessaria al coito e spesso anche durante l’esame ginecologico. Sul versante psicologico si riscontra un vissuto fobico e di evitamento nei confronti dell’atto penetrativo.

Questo riflesso che causa un improvviso irrigidimento dei muscoli vaginali (il terzo esterno della vagina), rende di fatto impossibile la penetrazione sessuale o comunque difficile e dolorosa (Dispareunia); la gravità del disturbo può variare di molto da persona a persona. Il processo di reattività corporea che caratterizza il vaginismo può essere paragonato al riflesso dell’occhio che chiude la palpebra quando un oggetto viene avvicinato ad esso. Da un punto di vista psicologico si configura una vera e propria fobia per l’atto penetrativo con le conseguenti reazioni di ansia ed evitamento. Spesso è riscontrabile la convinzione irrazionale di avere una vagina troppo piccola per poter affrontare un rapporto sessuale. La maggior parte delle donne che soffrono di vaginismo presentano una intatta eccitazione sessuale e possono raggiungere l’orgasmo attraverso la stimolazione del clitoride o il petting. partner delle donne affette da vaginismo possono essere indotti a pensare che le stesse non provino attrazione sessuale ma sono invece scoraggiate dal dolore che insorge ogni volta che viene tentata una penetrazione. Questo disturbo non comporta conseguenze serie a livello fisico, a meno che la persona che ne soffre non stia cercando con insistenza di avere un rapporto sessuale completo, ma può causare estrema sofferenza dal punto di vista emotivo e relazionale soprattutto se si vive una relazione di coppia incentrata sull’idea che il sesso e il sesso penetrativo siano importanti.

Tra i diversi fattori che possono contribuire all’origine del vaginismo possono esservi ricordi traumatici legati ai primi tentativi di penetrazione, esperienze passate di abuso sessuale e più in generale caratteristiche della storia di vita sessuale della donna. In un’alta percentuale di casi tuttavia l’origine del vaginismo è indipendente da esperienze vissute nel passato e si associa invece a caratteristiche individuali riguardanti la gestione delle emozioni e il rapporto con la corporeità.Sul versante dei vissuti inconsci possono esservi conflittualità inerenti all’espressione della propria femminilità adulta e il rapporto con il maschile. Tra i fattori educativi che possono contribuire all’origine del vaginismo può esservi la colpevolizzazione della sessualità e la creazione di aspettative riguardanti un dolore intenso associato al primo rapporto sessuale e alla perdita della verginità. In alcuni casi può esservi l’innescarsi di un circolo vizioso, che parte da una iniziale rigidità muscolare associata al timore del dolore e alla conseguente impossibilità del rapporto, con conferma del dolore stesso e si sviluppa in un vero e proprio atteggiamento fobico e corporeo, con le caratteristiche proprie del vaginismo.

TERAPIA

Uno dei trattamenti possibili del vaginismo è la terapia sessuologica o psicosessuologica. Il sessuologo in questo approccio terapeutico integra il colloquio psicoterapeutico con uno specifico training nella gestione della risposta muscolare attraverso tecniche di rilassamento autogeno e di modulazione dei processi psicofisiologici insieme al possibile utilizzo di esperienze terapeutiche strutturate (homeworks) da esercitare nel privato con riferimento ai principi classici della terapia sessuale[ In presenza di un rapporto di coppia stabile è spesso importante il coinvolgimento del partner in alcune fasi della terapia pur restando un’opzione efficace il trattamento individuale per le single e quando le circostanze lo richiedano.

L’assenza del piacere sessuale

 

La frigidità, contrariamente a quanto si crede, è l’assenza di piacere durante l’atto sessuale. In parole povere, una persona frigida non prova alcuna sensazione di piacere al momento della penetrazione e, in alcuni rari casi, neppure attraverso la masturbazione. Da non confondere con:

  • Il vaginismo: la penetrazione é resa difficile o addirittura impossibile da una contrazione involontaria dei muscoli pelvici
  • La dispareunia: la penetrazione è dolorosa a causa della presenza di ferite o cicatrici
  • L’anorgasmia: la donna prova piacere ma non riesce a raggiungere l’orgasmo.
  • L’afanisi: scomparsa del desiderio. Non dobbiamo dimenticare che spesso la frigidità comporta anche un calo del desiderio: per avere voglia di fare l’amore, infatti, bisogna che l’atto sessuale sia fonte di piacere fisico.

 

Frigidità è un termine generico, usato per indicare diverse problematiche legate all’eccitamento sessuale, specificamente con riferimento alla donna. La frigidità consisterebbe nello scarso interesse mostrato per l’attività sessuale, prescindendo dalle motivazioni fisiche, psicologiche o relazionali sottese a questo mancato interesse.
Oggi il termine è considerato obsoleto, per cui si preferisce parlare di disturbi di natura psichica o fisica, quali:

  • Anedonia
  • Anorgasmia
  • Desiderio sessuale ipoattivo
  • Dispareunia
  • Inibizione sessuale
  • Mancanza di lubrificazione
  • Vaginismo
  • Vulvodinia.

È necessario distinguere fra:

  1. Disturbo primario (da sempre esistito)
  2. Secondario (insorto dopo un periodo di normale funzionamento)
  3. Situazionale (solo con alcuni partner o in particolari condizioni)
  4. Occasionale (come evento saltuario, casuale)

In alcuni casi il problema della cosiddetta frigidità può scaturire da una situazione medica (es. farmaci, malattia, tumore), può essere causata da eventi di vita (es. lutto, menopausa senile o precoce), dalla condizione relazionale della donna, ad es. da un rapporto di coppia in cui sono presenti conflitti irrisolti oppure scarsa attenzione, sentimentale e fisica, da parte del partner sessuale. In questi casi può essere utile una consulenza sessuologica o una terapia familiare.
Infine, l’esordio della frigidità può essere legato a problematiche sessuali riguardanti il suo partner, quali impotenza (disfunzione erettile), eiaculazione precoce, etc.
In questi casi è auspicabile, per la risoluzione del problema, la partecipazione attiva del partner alla terapia.

È la branca della medicina che studia l’anatomia normale e patologica, la fisiologia e le malattie dell’apparato sessuale femminile e maschile

Disfunzioni sessuali

  • Disturbi da Dolore Sessuale
  • Dispareunia
  • Vaginismo
  • Disturbi del Desiderio Sessuale
  • Disturbo da Avversione Sessuale
  • Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo
  • Disturbi dell’Orgasmo
  • Disturbo dell’Orgasmo Femminile
  • Disturbo dell’Orgasmo Maschile
  • Eiaculazione Precoce
  • Disturbi dell’Eccitazione Sessuale
  • Disturbo dell’Eccitazione Sessuale Femminile
  • Disturbo Maschile dell’eiaculazione

Onoltre la sessualità è espressione fondamentale dell’essere umano, è un fenomeno complesso che vede coinvolte influenze psicologiche, biologiche e culturali.

Non si può ridurre alla dimensione genitale del sesso, ma comprende una vasta gamma di opzioni, come pure di sensazioni ed emozioni . La sessualità è così anche gioco , relazione , comunicazione , scambio di piacere , momento privilegiato dell’intimità . E’ partendo da quest’ultima che la sessualità può organizzarsi nel modo più utile alla dimensione emozionale ed affettiva della coppia. Si tratta di un comportamento che ha molto a che fare con gli istinti e con la libertà o la censura che essi hanno subito nel corso dell’evoluzione psicologica e sessuale di ogni individuo.

Espressione della sessualità è parte anche la masturbazione. Esperienza di preparazione alla sua versione relazionale, costituisce un atteggiamento che testimonia una buona relazione con il proprio corpo, con il piacere e con un progetto sessuale più completo.

Oltre all’interesse, al desiderio e al piacere che possono essere considerati la base psicologica della risposta erotica umana, la sessualità può arricchirsi del mondo caleidoscopico dell’immaginario , che, per la sua energia e forza propulsiva, può essere considerato una vera e propria zona erogena intrapsichica che fa parte, a pieno titolo, del vasto repertorio della sessualità.

Il comportamento sessuale

Si tratta di un comportamento che ha una modulazione nell’arco di tutta la vita di un individuo. Ne qualifica l’intensità delle relazioni. Interferisce con il suo benessere o malessere psicologico, quando non direttamente con l’organizzazione di tratti o di strutture psicopatologiche.

Fattori biologici

Sul piano biologico, lo studio del comportamento sessuale ha seguito quello delle indagini neurofisiologiche, a partire dai lavori di Papez sul “cervello limbico”, deputato a raccogliere e ad elaborare le emozioni con il contributo di altre strutture cerebrali, in particolare della neocorteccia.  Un campo di indagine più attuale si riferisce al substrato neurochimico e neuroendocrino della sessualità.

L’attività sessuale, infatti, deve essere considerata come l’espressione finale di un meccanismo in cui sono coinvolti molti organi e apparati, date le complesse relazioni tra sistema nervoso centrale, sistema nervoso autonomo, sistema endocrino, sistema nervoso periferico e organi genitali.  Le ricerche sulla neurotrasmissione hanno dimostrato che i neurotrasmettitori maggiormente coinvolti nella sessualità sono la dopamina (con funzione stimolante) e la serotonina (con funzione inibente).  Le connessioni tra i neurotrasmettitori e gli ormoni, in particolare quelli ipofisari e ipotalamici, influenzano il comportamento sessuale grazie ai loro “releasing factors”: GnRH , che libera FSH e LH a livello ipofisario, ACTH e sistema degli oppioidi endogeni.

Ad esempio, sono stati condotti studi sugli animali che hanno permesso di ipotizzare che la fase di refrattarietà sessuale, seguente ad una risposta orgasmica, dipenda dalle encefaline prodotte durante l’orgasmo, o per loro azione diretta o per inibizione del release della dopamina.

Ultimo anello della catena del sistema neuroendocrino sono gli ormoni periferici, rappresentati dagli steroidi sessuali .

Essi agiscono sulla differenziazione sessuale dell’encefalo durante la vita fetale, danno il via al periodo della pubertà e, in generale, hanno un ruolo primario nel regolare il comportamento sessuale.  In particolare, è il testosterone che regola l’attività sessuale maschile, mentre gli estrogeni prevalgono nella regolazione di quella femminile.

Fattori psicologici e sociali

L’osservazione dei complessi meccanismi biologici che definiscono il comportamento sessuale e che determinano la risposta sessuale non dà ragione, di per sé, della multifattorialità che determina questo comportamento. Sono coinvolti infatti anche fattori di ordine psicologico, psicodimanico e cognitivo, oltre a quelli etici, normativi e al contesto socioculturale.  A partire dai primi anni di vita, gli impulsi sessuali trovano una specifica e speciale manifestazione seguendo, secondo la teoria freudiana, quel percorso che si articola nel passaggio attraverso le fasi dello sviluppo psicosessuale del bambino: orale, anale e fallica. C’è una stretta correlazione tra sviluppo degli istinti, educazione e formazione della personalità. Per questo, le prime espressioni ed esperienze sessuali del bambino concorrono alla formazione del comportamento e della struttura della personalità quale si sviluppa nell’adolescente prima e nell’adulto poi. Il comportamento sessuale riconosce quindi nella relazione il suo referente primario. E’ questo il luogo della comunicazione, ma è anche il rivelatore di pulsioni interiori, di conflitti, di desideri e di slanci verso gli obiettivi desiderati. Questo percorso psicodinamico deve poi confrontarsi con le vicende sociali e culturali. Ad esempio, dopo un periodo nel quale la sessualità è stata proiettata verso una maggiore liberalizzazione, l’avvento dell’AIDS ha indotto a comportamenti di segno opposto, sotto la norma del sesso sicuro o dell’astinenza. In questa dimensione, l’evoluzione psicologica del comportamento sessuale si trova a fare i conti con esigenze di tutela della salute e con la necessità di modificare l’indirizzo di pulsioni e di desideri. Tuttavia, anche in questo caso, la buona evoluzione del rapporto con la sessualità permetterà di adeguarsi alle cautele senza mortificarne le qualità più vive: comunicazione, intimità e anche piacere.

Disfunzione erettile maschile

Per disfunzione dell’erezione si intende l’incapacità persistente o ricorrente di ottenere o di mantenere l’erezione nel corso di un rapporto sessuale.

I problemi di erezione possono essere presenti tutte le volte che si ha un rapporto sessuale, oppure in una percentuale di tentativi, ad esempio può comparire tre volte su dieci rapporti.

La disfunzione dell’erezione avvia un circolo vizioso che genera ansia di prestazione nei soggetti che ne soffrono. Questa ansia contribuisce ad aggravare progressivamente la disfunzione erettiva stessa, creando ulteriore frustrazione sia in chi ha il problema, sia nel suo partner.

Le cause all’origine della disfunzione erettile possono essere:

- organiche, cioè causate da un’alterazione effettiva della struttura anatomica o del funzionamento fisiologico degli apparati coinvolti nel processo dell’erezione. Le cause organiche più frequenti sono:

quelle che colpiscono il versante vascolare dell’erezione: l’aterosclerosi dei vasi arteriosi del pene, collegata a stili di vita dannosi quali fumo, sedentarietà, obesità e/o a patologie croniche come ipertensione, diabete, ipercolesterolemia che impedisce l’aumento di flusso sanguigno necessario per portare e mantenere il pene in erezione.

Altre cause comuni sono le malattie endocrine, in particolare la carenza di testosterone;

malattie neurologiche e psichiatriche in specie la depressione e le lesioni traumatiche delle vie nervose che trasportano i segnali erettivi al pene, ad esempio a seguito di traumi della colonna vertebrale o a seguito di interventi chirurgici a carico di organi del basso ventre quali vescica, prostata, retto, aorta addominale.

psicogene, nel caso in cui l’alterazione sia di tipo psicologico e quindi a carico dei processi cognitivi ed emozionali che guidano l’erezione.

- In molti casi possono coesistere entrambe le origini, psicogena ed organica, in questo caso si parla di origine mista della disfunzione erettiva.

Come si fa la diagnosi

La diagnosi prima di procedere con le cure.

Per diagnosticare le cause della disfunzione erettile si inizia con la cosiddetta anamnesi, ossia l’attenta raccolta della storia clinica e della storia della vita sessuale del soggetto.

Essa contiene preziose informazioni che compongono oltre la metà del quadro che l’andrologo va ad indagare e pertanto necessita di un tempo di raccolta abbastanza lungo. Successivamente, altre importanti informazioni possono derivare dalla visita medica andrologica che esamina gli organi genitali.

A questo punto lo specialista potrà decidere se sono necessari accertamenti mirati, che variano da paziente a paziente, e possono comprendere l’utilizzo di questionari che consentono di ottenere informazioni ancor più estese e rilevanti.

Vi è poi la possibilità di effettuare indagini del sangue di routine, quali ad esempio glicemia e colesterolo, e dosaggi ormonali, in particolare del testosterone e della prolattina.

Vi sono poi indagini strumentali per verificare la condizione anatomica e funzionale degli apparati coinvolti nel fenomeno erettivo. Fra questi la rilevanza maggiore spetta allo studio del sistema vascolare del pene mediante ecocolordoppler. Questo esame consente di ottenere precise informazioni sullo stato delle arterie del pene e sulla loro capacità di avere un flusso arterioso dotato di caratteristiche valide per ottenere un’erezione.

Oggi una pillola può aiutare

Oggi una pillola può aiutare a vivere meglio il sesso.

Grazie alla moderna ricerca scientifica, oggi una pillola può aiutare a recuperare una normale funzionalità erettile. I rimedi farmacologici più moderni ed efficaci sono i cosiddetti “inibitori della fosfodiesterasi 5″, anche detti farmaci PDE5i. Introdotti in commercio 10 anni fa, questi farmaci hanno rivoluzionato le terapie per la disfunzione erettile; si assumono facilmente per via orale e costituiscono un rimedio valido ed efficace nella maggior parte dei casi, essendo in grado di migliorare significativamente la funzione erettile, sia per quanto riguarda il raggiungimento che il mantenimento dell’ erezione del pene. Come funzionano questi rimedi? Semplice: potenziando l’effetto del GMP ciclico, la sostanza che è la principale responsabile dell’erezione. Tali farmaci, infatti, inibiscono un enzima deputato a distruggere il messaggero dell’erezione GMP ciclico, favorendone così una maggiore concentrazione nelle cellule muscolari lisce del pene. Il risultato è un meccanismo erettile più efficace.

In Italia, il primo inibitore della PDE5 (PDE5i – la lettera “i” sta per inibitore, appunto) fu introdotto in commercio nel 1998. Si trattava del Sildenafil. Negli anni successivi si sono aggiunti altri due farmaci: il Vardenafil ed il Tadalafil.

Il meccanismo d’azione è simile per tutti e tre, e tutti hanno dimostrato di essere efficaci e ben tollerati.

Dal 1998 ad oggi, milioni di pazienti in tutto il mondo hanno assunto inibitori della PDE5, dimostrando che si tratta di farmaci sicuri, anche se assunti ripetutamente e nel lungo periodo, purché si rispettino le avvertenze e le controindicazioni riportate sul foglietto illustrativo. È assolutamente necessario che il loro utilizzo avvenga sotto la guida ed il controllo di un medico. Va infatti ricordato come, accanto alla prescrizione del farmaco, il medico interverrà su tutte le condizioni responsabili di disfunzione erettile, aiutando il paziente a correggere alcuni stili di vita (fumo, sedentarietà), e trattando le patologie associate (diabete, ipertensione, eccesso di colesterolo nel sangue, alterazioni ormonali).

Dispareunia

Il dolore durante il coito può essere evento che colpisce sia il maschio, sia la femmina. Può essere dovuta a mancanza di lubrificazione, ma in questo caso si tratta di una disfunzione della fase di eccitamento.

nel maschio

Dal punto di vista organico le cause possono essere suddivise in:

Dolore durante l’erezione, causato da:

- fimosi o parafimosi
- frenulo corto
- ipospadia
- traumi del pene
- balanite o balanopostite
- infiammazioni della mucosa o della cute acute o croniche
- uretriti
- curvatura congenita del pene
- sindrome di La Peyronie

Dolore durante la penetrazione, causato da:

- fimosi o parafimosi
- frenulo corto
- balanite o balanopostite
- infiammazioni della mucosa o della cute acute o croniche
- uretriti
- curvatura congenita del pene

Dolore durante l’eiaculazione, causato da:

- iperplasia prostatica
- prostatiti
- cancro della prostata
- uretriti
- stenosi uretrali
- cancro dell’uretra
- vesciculiti
- epididimiti
- orchiti
- condilomi acuminati
- ernia inguinale
- torsione del funicolo
- spasmo o colica del cremastere

Nella donna

Nella donna si può suddividere:

Dispareunia esterna , dovuta a:

- ipoplasia vaginale
- imene intatta o fibrosa
- vaginismo
- patologie del clitoride
- vulvo
- vaginiti infiammatorie o atrofiche
- uretriti
- postumi di episiotomia
- postumi di terapia radiante

Dispareunia interna , dovuta a:

- uretriti trigoniti
- cistiti
- infiammazioni del collo dell’utero, acute o croniche
- endometriosi
- infiammazioni pelviche acute o croniche
- retroversione fissa dell’utero
- congestione pelvica
- proctiti
- gravidanza ectopica
- patologia ovarica
- postumi di interventi chirurgici locali
- alterazioni anatomiche del pene (dimensioni eccessive, sindrome di La Peyronie)
- traumi da parto

Dispareunia durante l’orgasmo dovuta a:

- spirale
- gravidanza
- stati iperestrogenici

Oltre a tutte queste possibilità di origine organica del disturbo, vi sono molte condizioni psicologiche che lo possono determinare. In particolare il dolore può insorgere quando vi è la paura del piacere ed il suo evitamento. Può essere anche in gioco una problematica del rapporto di coppia, laddove il dolore è una modalità che fa evitare l’incontro sessuale indesiderato. In questi casi occorrerà fare attenzione alla diagnosi differenziale con un disturbo dell’eccitamento che non permetterà alla donna di lubrificarsi.

In linea generale, anche se un po’ grossolanamente, sarà più probabile essere di fronte ad una dispareunia su base psicogena se il dolore comparirà già all’inizio della penetrazione, mentre se si presenterà a penetrazione completa potrà essere più probabile una causa organica.

Disturbo dell’eccitazione e dell’orgasmo della donna

La fase di eccitamento determina nella donna modificazioni morfologiche e funzionali dei genitali. In particolare la lubrificazione delle pareti vaginali. Questa fase di eccitamento può preludere o meno alla risposta orgasmica.

Non è frequente il riscontro di disfunzioni orgasmiche su base esclusivamente organica, dato che l’interferenza psicologica ed emotiva è preponderante, quando non determinante, per questa disfunzione.

Vi sono comunque patologie che possono produrre interferenze sui meccanismi fisiologici della risposta riflessa che determina la risposta orgasmica:

Cause neurologiche:

- sclerosi multipla
- sclerosi laterale amiotrofica
- tabe dorsale
- siringomielia
- neuriti e neuropotie
- discopatia lombare
- paraplegia
- mieliti

Cause chirurgiche

- chirurgia addomino
- pelvico
- perineale
- chirurgia aorto
- iliaca
- simpaticectomia toraco
- lombare
- linfoadenectomia retroperitoneale

Cause vascolari

- angina
- infarto
- ipertensione grave
- microangiopatia diabetica

Cause endocrine e metaboliche

- ipogonadismi primitivi e secondari
- endocrinopatie extragonadiche
- diabete

Patologie

- organiche sistemiche che causano deperimento organico o dolore cronico

Farmaci

- antidepressivi serotoninergici e inibitori delle MAO
- sedativi
- alcool
- narcotici
- progestinici
- bloccanti alfa
- adrenergici
- Questa ultima classe ha azione negativa sull’orgasmo dipendentemente dalle dosi utilizzate e, in genere, questi farmaci interferiscono anche con il desiderio sessuale.

Il disturbo dell’orgasmo è tuttavia quasi sempre dipendente da questioni di natura psicologica o relative a quelle che originano nella coppia.

Va premesso che non è considerata clinicamente anorgasmica una donna che riesce ad ottenere l’orgasmo mediante la masturbazione e non con il coito.

A questo proposito, la sessuologa americana Zussman , negli anni 80, sosteneva che nessuna donna è anorgasmica. Coloro che non riescono a raggiungere l’orgasmo hanno avuto la sventura, diceva, di trovare un cattivo “giardiniere”, non in grado di sollecitare ciò che sarebbe stato possibile. Non è certo solo questa la causa dell’anorgasmia, anche se un tale aspetto non è mai da sottovalutare.

Più frequentemente il disturbo deriva da un cattivo rapporto con la sessualità ed in particolare con il piacere. Vi sono donne che quando sentono salire l’intensità dell’eccitamento non si concedono di andare oltre, provando talvolta un marcato senso di ansietà. Ciò dipende, di solito, da un’educazione molto repressiva nei confronti delle cose del sesso e della possibilità di acquisire piacere dagli eventi della vita. In altre circostanze si può verificare l’omologo di quella che nel maschio è chiamata “ansia da prestazione”. L’aspettativa di arrivare all’orgasmo crea tensione e un’attenzione tanto disturbante a ciò che è desiderato, che toglie la possibilità di vivere in rilassatezza ed abbandono l’esperienza sessuale.

Eiaculazione precoce

Le disfunzioni sessuali maschili legate alla fase dell’orgasmo sono considerate ad oggi molto frequenti; dagli ultimi convegni internazionali emerge infatti un notevole incremento delle patologie eiaculatorie e una maggiore attenzione degli esperti in materia alla diagnosi e alla terapia risolutiva.

Dati recenti riportano una classificazione precisa dei vari disordini dell’eiaculazione con le rispettive percentuali d’incidenza nella popolazione italiana: eiaculazione precoce (27.3%), riduzione del volume dell’eiaculato (27.6%) eiaculazione ritardata (fino all’anorgasmia) 4.4%. (Corona et al., 2005).

Classicamente un disordine come l’eiaculazione precoce è stato considerato una disfunzionalità di tipo psicologico, solo recentemente la sessuologia medica è riuscita ad individuare anche eventuali cause organiche, quindi aprendo l’orizzonte ad una terapia più di tipo farmacologico (Jannini et al., 2007).

Cercare di individuare una responsabilità fisiologica a tutti i costi per un sintomo molto più in linea con gli stati emotivi, ansiosi e relazionali, quindi psicologici è particolarmente esagerato a fronte alla forte tendenza degli ultimi anni da parte della categoria dei medici di risolvere le disfunzionalità sessuologiche in generale, essenzialmente con l’ausilio dei farmaci. Il rischio a cui siamo già sottoposti è sicuramente la tendenza di un forte abuso. La migliore strada, come al solito, si trova solamente in una via d’incontro, quindi in una maggiore e migliore integrazione delle discipline medico-psicologiche.

Prima di addentrarci nella descrizione della patologia dell’eiaculazione precoce e affrontare le possibili risoluzioni psicosessuologiche e mediche è necessario fare un breve ma fondamentale inciso sulla fisiologia del processo eiaculatorio.

È necessario ricordare che i disturbi dell’orgasmo maschile a differenti livelli sono particolarmente invalidanti, portano l’individuo che ne soffre ad una condizione di forte insicurezza, disagio relazionale, abbassamento della stima di sé e in alcuni casi più gravi ad uno stato depressivo.

Fisiologia del processo eiaculatorio

Cercando di rendere più semplice e chiaro quello che avviene durante la fase orgasmica maschile e considerando che il processo eiaculatorio è il risultato di una complessa interazione psiconeuroendocrina, è utile ricordare che l’eiaculazione consiste di due fasi precise e distinte: l’emissione e l’eiaculazione vera e propria.

L’orgasmo in sé è il risultato dell’elaborazione cerebrale (mentale) di tutti quegli stimoli “sensitivi” originati direttamente sul pene (nervo pudendo), amplificati dalle forti sensazioni dovute alla contrattilità involontaria della fase eiaculatoria stessa.

La fase di emissione, tenuta sotto il controllo volontario dell’individuo, è il risultato di un riflesso spinale (sistema nervoso simpatico) che innesca una serie di contrazioni sequenziali di quegli organi definiti “sessuali accessori”, ovvero le principali strutture contribuenti alla formazione del liquido seminale (vescicole seminali, prostata, ghiandole bulbo-uretrali e testicoli).

Ricordiamo che per attivare la fase di emissione sono necessari stimoli erotici genitali (tattili, orali) e stimoli erotici centrali risultanti dall’elaborazione di immagini visive, uditive, olfattive, fantasie, ricordi). La componente visiva per gli uomini è particolarmente importante. La maggior parte degli individui di sesso maschile, rispetto a quelli di sesso femminile, è particolarmente attratta dalla stimolazione di tipo visivo e tattile.

Anche la fase di eiaculazione è determinata da un riflesso spinale del sistema nervoso simpatico, ma a discapito della precedente ha un limitato controllo volontario. Infatti, nel momento in cui l’uomo percepisce l’inevitabilità eiaculatoria difficilmente può rientrare in uno stato di eccitazione iniziale, precipita direttamente nel passaggio definito anche di non ritorno, avviandosi alle contrazioni orgasmiche e facendo fuoriuscire dall’orifizio uretrale una consistente quantità di “sperma”. Responsabili della propulsione del liquido seminale in uretra sono i muscoli ischio-cavernoso e bulbo-cavernoso (muscolatura del pavimento pelvico), mentre le contrazioni ritmiche involontarie dello sfintere uretrale esterno, agendo come una pompa suzione-eiezione, aspirano lo sperma dall’uretra posteriore in fase di rilassamento espellendolo vigorosamente nell’uretra bulbare in fase di contrazione.

Durante la fase di eiaculazione, quindi orgasmica, anche lo sfintere anale produce delle contrazioni involontarie determinando intense sensazioni di piacere.

L’eiaculazione precoce (EP) rispetto ad altre disfunzionalità sessuologiche come ad esempio la disfunzione erettile, viene ancora oggi “autodiagnosticata” dai soggetti che presumibilmente ne soffrono. Questo rende non facile la possibilità di creare criteri utili e stabili per individuare i possibili confini della forma più patologica.

Utilizzando la definizione del DSM IV TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) l’EP viene definita come “una persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di una minima stimolazione sessuale prima, durante, o poco dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri”. Di recente alcuni autori hanno cercato di classificare il disagio dell’EP associandolo all’Intravaginal Ejaculation Latency Time (IELT), ovvero il lasso di tempo che intercorre fra l’intromissione in vagina e l’eiaculazione intravaginale (Fratantonio, et al., 2007). La classificazione ottenuta evidenzia un grado severo: prima della penetrazione o ≤ 15 sec; un grado moderato: ≤ 1 minuto e un grado lieve: ≤ 2 minuti. Considerando che l’attività penetrativa non è necessariamente indirizzata al solo rapporto vaginale è utile ricordare quanto i tempi possano essere variabili e individuali a prescindere dalla stessa disfunzione.

Il disagio dell’EP è senza dubbio molto più comprensibile se associato alla forte e irrefrenabile sensazione di perdita del controllo durante la fase eccitatoria, penetrativa o meno, che è contestualmente responsabile di un forte distress psicologico e dei disagi nelle relazioni interpersonali.

Per una maggiore chiarezza diagnostica è necessario ricordare che l’EP deve essere osservata anche in base all’epoca d’insorgenza:

EP primaria, quando è presente sin dalle prime esperienze sessuali (pubertà-adolescenza) e non si è mai modificata;

EP secondaria, quando compare improvvisamente dopo un periodo che il soggetto descrive accettabile dal punto di vista del controllo eiaculatorio. In questi casi i motivi dell’improvvisa disfunzione eiaculatoria sono solitamente sconosciuti al soggetto e tendenzialmente destrutturanti.

Ancora, è necessario comprendere il momento dell’insorgenza:

EP ante portas, quando il sintomo si manifesta ancor prima della penetrazione. Ci sono uomini che spesso, presi dalla troppa eccitazione, non riescono neppure a spogliarsi completamente!

EP intra moenia, quando si manifesta esclusivamente durante la penetrazione.

Infine è necessario osservare anche la frequenza e l’occasione d’insorgenza:

EP assoluta, il soggetto manifesta il sintomo sempre a prescindere dal partner

EP relativa o situazionale, quando si manifesta solo con un determinato partner.

Dall’esperienza clinica è facile osservare un’improvvisa eiaculazione precoce con la partner abituale (moglie, fidanzata, compagna) e una non precocità con eventuali partner occasionali (amanti, prostitute…).

Come già accennato in precedenza l’EP è la più frequente patologia sessuale maschile, con incidenza superiore pari al 20% della popolazione adulta, anche se la maggior parte delle consultazioni sessuologiche avviene per la disfunzione erettile. A volte molti uomini che richiedono una consulenza specialistica sono convinti che i loro disagi siano legati ad un disturbo dell’erezione, oppure ad un calo del desiderio, omettendo la vera responsabile: l’EP, solitamente primaria, intra moenia e assoluta.

La distribuzione dell’EP a livello geografico appare omogenea anche se in alcuni paesi sembra più elevata rispetto ad altri. Negli Stati Uniti è stata stimata una prevalenza intorno al 24%; in Europa invece è presente un ampio range di 3,7-66%; in Estremo Oriente la stima è del 29,1% e nei paesi medio orientali e africani invece è del 17,3% (Jannini, Lenzi, 2005; Laumann et al, 1999; Papaharitou, 2005).

Sicuri del fatto che l’EP non può essere considerata una “malattia”, bensì un particolare sintomo psicosomatico che procura nel soggetto disagi e disfunzionalità psicologico-emotive e relazionali, è necessario accennare le possibili cause o concause di ordine psicologico e medico responsabili dell’evento indesiderato.

Ancor prima è utile rammentare che ogni essere umano di sesso maschile è “in potenza” un eiaculatore precoce, nel senso che fisiologicamente il tempo utile dal momento in cui un uomo si eccita al momento in cui raggiunge l’orgasmo (egoismo sessuale maschile) non è strettamente funzionale al processo anatomo-fisiologico della risposta sessuale! Il fatto di prolungare la sensazione di piacere (preorgasmica), ovvero di rimanere in linea con i tempi orgasmici femminili (differenti e molto più prolungati) sviluppano necessari cambiamenti di controllo eiaculatorio socialmente condivisibili. Un uomo allora non “deve” dare sfogo al suo istintuale piacere sessuale, ma conformarsi con la società di appartenenza.

L’EP ha sempre fatto parte dell’essere umano. Storicamente ha cambiato dimensione ed è risultata disfunzionale compromettendo il buon (anche se egoistico) principio del piacere maschile.

Un piccolo aneddoto: molto probabilmente 50-60 anni fa i nostri avi, vivevano l’esperienza erotico sessuale con una certa precocità, ma questo non sembrava preoccuparli più di tanto: non percepivano la rapida conclusione del rapporto come disfunzionale. Le donne di quel periodo storico vivevano però una situazione alquanto chiusa e succube della loro sessualità: ignoravano in maggioranza il piacere orgasmico, non si conoscevano a livello corporeo e la sessualità veniva vissuta come un “piacere” da dare al proprio compagno e solitamente finalizzata alle gravidanze.

Solamente dopo il “femminismo” e la rivoluzione sessuale degli anni 60-70 si è osservato un forte cambiamento della sessualità e soprattutto del piacere femminile (ritrovato). Questo ha fatto fare un balzo in avanti rispetto alla liberalizzazione sessuale, alla parità dei diritti, ma forse molti uomini non sono riusciti ad adeguarsi, sono rimasti incastrati in quelle “regole interne” che a parer loro sembravano, potremo dire sembrano, del tutto naturali!

Quando l’EP viene diagnosticata su base psicologica possono incidere le seguenti cause in riferimento a differenti approcci psicoterapeutici:

interpretazioni psicodinamiche:

a) eccessiva masturbazione durante l’adolescenza (eccessivo narcisismo) senza apprendere il possibile controllo delle sensazioni preorgasmiche;
b) ira/aggressività repressa (misoginia inconscia/sadismo del “furto dell’orgasmo femminile”)

fattori comportamentali:

a) prime esperienze sessuali traumatiche;
b) apprendimento di adattamento (condizionamento di raggiungere l’orgasmo in breve tempo per paura di essere scoperto)

fattori cognitivi:

a) ansia da prestazione (stato ansioso superficiale legato al desiderio di dimostrare la propria potenzialità sessuale; mancato utilizzo di metodi contraccettivi; paura dei fallimenti) che attraverso un’ipereccitazione determinerebbe una riduzione del controllo delle sensazioni pre-eiaculatorie;
b) senso di colpa (attività sessuale prematrimoniale, attività sessuale extra coniugale);
c) paura (gravidanza non programmata, timore di malattie trasmesse sessualmente).

Quando l’EP viene diagnosticata su base organica si osservano le seguenti teorie biologiche e cause organiche responsabili:

a) alterati meccanismi ormonali (ipotestosteronemia);
b) alterazioni riflessogene (disturbi muscolo-tensivi a carico del pavimento pelvico;
c) alterazioni neurologiche;
d) alterazioni vascolari.

Malattie endocrine:

a) ipogonadismi e/o ipotiroidismi.

Malattie Urologiche:

a) prostatiti;
b) fimosi;
c) frenulo corto del prepuzio.

Cause Iatrogene: Amfetamine.

Cause Voluttuarie: assunzione di droghe (cocaina).

Curiosità e cultura

L’identità sessuale dai Greci a Freud è un saggio storico scritto da Thomas Laqueur nel 1990, che indaga sulle diverse rappresentazioni dei generi sessuali dagli antichi Greci in poi.

Indice

Questo saggio ha per oggetto il contrasto millenario tra Corpo e Genere, vale a dire tra corpo e cultura. Prima del 1750 essere uomo o donna significava, ancora prima di avere un corpo, possedere un ruolo sociale.

Nella seconda metà del Settecento, e solo allora, si giunge a concepire la possibilità che “la maggioranza delle donne non sia un granché turbata dai sentimenti sessuali”: la presenza/assenza dell’orgasmo divenne cioè un contrassegno biologico della differenza sessuale.

Fino ad allora la differenza sessuale era considerata come un’omologia di organi, che gli uomini presentavano al di fuori e le donne al di dentro. Ma nel tardo Settecento questo modello unidimensionale cede il passo ad un radicale dimorfismo; un secolo dopo questa differenza radicale arriverà fino al livello dei componenti elementari microscopici.

La scienza non è affatto sintonizzata con l’evoluzione culturale: proprio all’apice della concezione dimorfistica (1850), la biologia andava nel senso opposto, riformulando l’isoformismo sessuale a livello embriologico, con la scoperta che pene e clitoride hanno la stessa origine nel feto. (“Da sola l’epistemologia non produce due sessi opposti.

Secondo Michel Foucault, la sessualità non è una qualità intrinseca della carne, e neppure un impulso biologico. Essa è “una maniera di modellare l’io nell’esperienza della carne”, e si costituisce a partire da certe forme di comportamento. La sessualità è una sorta di opera d’arte.

Le teorie della differenza sessuale hanno influenzato il corso del processo scientifico e l’interpretazione di particolari risultati sperimentali. La biologia – come la letteratura – non riproduce la realtà, ma la costruisce. Perciò occorre coinvolgere esplicitamente la biologia nei dilemmi interpretativi della letteratura. In questo consisterebbe la lezione dello strutturalismo: gli esseri umani impongono il loro senso dell’opposizione (bianco/nero, acceso/spento, maschio/femmina) ad un mondo fatto di gradazioni continue di differenze e somiglianze.

Secondo Galeno “Tutte le parti che hanno gli uomini le hanno anche le donne (all’interno)”; i genitali femminili sono la versione imperfetta dei maschili, come gli occhi ciechi della talpa sono la versione imperfetta dei nostri occhi.

Aristotele, benché convinto dell’esistenza di due sessi come filosofo-naturalista, è persuaso dell’immaterialità del carattere mascolino, e si adopera dunque a demolire le distinzioni organiche tra i sessi. Gli organi sessuali fisici sono considerati perciò contrassegni contingenti; la verità naturale del sesso mascolino o femminino era l’opposizione attivo/passivo; non c’è nessun tentativo di fondare i ruoli sociali sulla natura. La paternità, non il pene, caratterizza l’uomo. Per Kaulos si può intendere sia il pene che la vagina che il clitoride: la confusione terminologica deriva da una mancata esigenza, da parte degli studiosi, di sviluppare un preciso vocabolario anatomico.

Fino a tutto il Medioevo i fluidi corporei e gli organi sono ritenuti tutti in comunicazione tra loro: lo sperma, ad esempio, è sangue raffinato (la schiuma del sangue) che passa nel cervello e poi attraverso midollo, reni, testicoli, giunge al pene. Questo sangue, le donne, meno calde degli uomini (prive cioè del calore necessario a farlo schiumare), lo perdevano o con le mestruazioni o lo raffinavano in maniera meno imperfetta, sotto forma di nutrimento per il feto o di latte (Isidoro di Siviglia).

Secondo Aristotele anche gli uomini, se munti regolarmente, produrrebbero latte. I fluidi riproduttivi (seme maschile e femminile, sangue, latte) erano distinti non morfologicamente, ma gerarchicamente: non in un rapporto di opposizione, ma di contiguità.

Per Aristotele solo l’uomo produce un seme; per Galeno esiste un seme maschile ed uno femminile; per Ippocrate il seme maschile (forte) o femminile (debole) può essere prodotto sia dal maschio che dalla femmina: è la maggior quantità di seme forte o debole ottenuto con le due emissioni a determinare il sesso del nascituro, in una “battaglia dinanzi all’utero”. L’idea galenica e poi ippocratica che anche la femmina produca seme può provocare un dubbio inquietante: che bisogno ha dunque la donna dell’uomo per generare? E se l’uomo fosse un semplice strumento per scaldare e rimescolare il seme della donna? Credere all’importanza del maschio nella riproduzione è necessario, ma difficile: così come nel caso dell’invisibile Dio ebraico (vedi Freud, L’uomo Mosè e la religione monoteista) occorre prestare fede ad una deduzione, contro l’evidenza materiale dei sensi.

Per gli Antichi la libido non aveva sesso. Causa della libido è il seme, che produce smania nella parte del corpo predisposta. Galeno non spiega chiaramente se l’utero abbia un’erezione o no. Aristotele, per proteggere la differenza filosofica tra causa efficiente (maschile) e materiale (femminile) arriva a postulare la possibilità di un concepimento senza orgasmo femminile. Del resto anche nel maschio il piacere è dovuto allo sfregamento, non all’emissione. L’orgasmo è comune ad entrambi i sessi, ma è gerarchicamente ordinato.

Le esigenze della cultura: nel mondo monosessuale era spesso difficile marcare le differenze. Nella favola degli ermafroditi (Simposio di Platone) il sesso sembra un aspetto secondario. L’omosessualità è tollerata finché non lede lo status. Lo schiavo non ha sesso. Per Aristotele “sperma” è sineddoche per ‘cittadino’. In Isidoro di Siviglia: solo gli uomini hanno sperma (solo loro danno ai discendenti i diritti ereditari), oppure solo le donne (nel caso di figli illegittimi sono loro a conferire i diritti), oppure entrambi (chi dà al figlio le proprie sembianze). Si vede qui come a definire il figlio l’aspetto culturale (il diritto ereditario) e naturale (le sembianze) costituissero un tutto unico.

Il modello monosessuale passerà senza grandi distorsioni attraverso Sant’Agostino e gli altri Padri della Chiesa, lungo tutto il medioevo cristiano (anche se si accentua il carattere irrazionale del sesso, conseguenza forse dalla caduta di Adamo).

Nel Cinquecento si fa strada “una scienza nuova e di impronta deliberatamente revisionista” (alcuni studiosi all’inizio del secolo sostengono di avere ‘scoperto’ il clitoride), che tuttavia non modifica il modello monosessuale, ma lo rafforza, proclamando con vigore che la Verità e il progresso non stavano nei libri, ma nel corpo aperto o appropriatamente esibito. I frontespizi e le altre illustrazioni delle opere di anatomia inizieranno e continueranno ad invocare innanzi tutto l’autorità di un corpo teatralmente aperto e scoperchiato. Credere è vedere: le rappresentazioni di Andrea Vesalio del pene/vagina (con un lieve sforzo di immaginazione è possibile vedere la vagina nel disegno del pene, tanto è marcata l’omologia) non sono né il risultato di determinate convinzioni rappresentative, né il frutto di un errore, ma il risultato di una concezione del mondo. “Era l’ideologia, e non la precisione delle osservazioni, a determinare in quale modo [gli organi] venivano visti, quali differenze contavano e quali no”. Anche chi (H. Crooke) cerca prove contro la somiglianza degli organi maschili e femminili, ne trova di marginali rispetto alla nostra moderna prospettiva. Bartholin critica gli isomorfismi ma resta nel modello monosessuale, J. Duval obbietta che un utero rovesciato è meno simile ad un pene che ad una bottiglia: ma la bottiglia ha la stessa forma della ‘braghetta’ che compare, con chiara allusione sessuale, in François Rabelais (Pantagruel) ed in un ritratto del Pontormo.

Il linguaggio della differenza e dell’identità: “Un linguaggio che distinguesse gli organi maschili dagli organi femminili non esisteva e non occorreva che esistesse”. Come sostiene Thomas Kuhn, “è impossibile tradurre l’uno nell’altro i linguaggi di due teorie separate da una rivoluzione”: allo stesso modo è impossibile tradurre i fumosi e ambivalenti termini rinascimentali nei nostri. “Fu probabilmente la politica del genere nel mondo reale a produrre nei testi l’insistente reiterazione dell’idea che in realtà non esistevano donne affatto.”

La verità del modello monosessuale. In un mondo in cui lo spreco di seme era cosa grave, nessuno presta attenzione alle prove che smentiscono la necessità dell’orgasmo femminile al fine della procreazione. L’antica idea della fungibilità dei fluidi (dal cervello al pene) trova persino il sostegno della scoperta di Vesalio della vena renale sinistra, dalla quale partono le vene ovariche, che avrebbe dovuto invece smentire la nozione di Galeno. Mentre la scoperta (di Leonardo da Vinci) che i vasi epigastrici non partono dall’utero e dalle vie vascolari reali viene semplicemente ignorata. La ‘cronaca’ che forniva esempi a questi anatomisti, parlava di uomini che allattavano, o di donne che in Brasile non erano soggette a mestruazioni perché perdevano il sangue da appositi tagli nei ginocchi, mentre per gli uomini era comunque opportuno un salasso in primavera… “Le componenti verificabili del modello dell’unica carne erano dunque sorrette da un’intera tradizione clinica.”

Corpi e metafore. Ma esiste anche una retorica della differenza, alternativa all’anatomia degli isomorfismi, che proclama le verità uniche del corpo femminile. Anche questa maniera di parlare, a ben vedere, dispone comunque la verità sessuale lungo un asse verticale, gerarchico. “In nessuno dei due la collocazione dei sessi entro la grande catena dell’essere è puramente metaforica, ma nemmeno ha una fase puramente corporea [...] il discorso dell’unica carne [...] sembra considerare gli organi, e le qualità dei corpi in generale come elementi in una serie di significati…” Ad esempio l’utero vagante, credenza folklorica, rimane all’ordine del giorno nell’anatomia ufficiale fino al Secolo XVIII, quando ormai da secoli l’anatomia di Vesalio ne aveva reso assurdo il senso letterale. E cos’erano gli umori (sangue, bile, flegma…)? Né attributi corporei né mere metafore.

La rappresentazione del sesso

La natura del sesso è il risultato non della biologia, ma dei bisogni che noi portiamo nel parlarne. Nulla di specificatamente corporeo è peculiare a ciascun sesso. Il doppio significato medievale-rinascimentale della parola cosmos (microcosmo, il corpo; macrocosmo, l’universo): la nuova scienza, ‘autonoma’ dalle autorità del passato, era in realtà ben radicata in questa tradizione metaforica. (Ad esempio le specie vegetali del genere Orchis eccitavano l’appetito venereo “in virtù della loro somiglianza coi testicoli”. J. Tanner: “Nell’uomo, come in un cannocchiale, può essere vista Madre Terra”. L’uomo è una mappa-epitome dell’universo. Le mestruazioni sono chiamate “fiori” della donna, la biologia funge da immagine, da cassa di risonanza della poesia. È un modello grottesco del corpo umano (carnevalesco, direbbe Michail Bachtin), cosmico, universale, sociale, i cui avvenimenti essenziali sono le espulsioni, attraverso pene(/vagina) e intestino.

La rappresentazione dell’unico sesso in un mondo bisessuale

“Del corpo si scrive, e lo si raffigura, come se rappresentasse il regno del genere e del desiderio, in cui le differenze sono solo di grado. Ne Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione è vivacemente dibattuto se un corpo ‘eccessivo’ non femminilizzi il maschio o viceversa. Montaigne e A. Paré testimoniano entrambi un caso di cambiamento di sesso: la spiegazione è che un accesso di calore avrebbe spinto imprevvisamente fuori dall’utero/pene i testicoli. Questo può accadere, ma non può accadere l’opposto: sarebbe un paradosso. Montaigne attribuisce molta importanza alla forza dell’immaginazione, ma a volte sembra piuttosto fantasticare sul suo pene. Alla corte di Francesco I di Francia l’anatomista Estienne produce “immagini anatomiche” che catturano l’occhio per la teatralità spettacolare, non per i loro organi. È la superficie che conta, “il teatro, il gioco delle apparenze”: così anche nel Ragionamento della Nanna di Pietro Aretino. Sesso, genere, medici e legge

In certi casi il pene viene considerato uno status sociale. Anche nel caso dell’ermafrodito di Rouen, nonostante l’attenzione clinica per gli organi, la questione principale era: è costui degno di occupare il rango di maschio? L’escissione di Henrika Schuria (lesbica che penetrava le compagne col clitoride) mostra come solo l’isomorfismo pene/utero sia accettato: l’isomorfismo pene/clitoride (per noi moderni forse più accettabile) invece infastidisce.

Per le autorità il passaggio da un sesso all’altro doveva essere avvenuto in seguito ad un incidente, in maniera istantanea: così come istantaneo era il cambiamento di status della donna con il matrimonio. Parlando di una donna che si finge maschio, Montaigne usa la terza persona maschile finché essa non viene riconosciuta come femmina.

P. Zacchia risolve giuridicamente la questione dell’ermafroditismo con la sua opera Quæstionum medico-legalium: 19 pagine in folio su “chi debba essere detto uomo e chi donna”: sugli ermafroditi maschi o femmina può decidere l’osservatore professionalmente esperto. Eppure, anche nell’apparentemente arido lessico legale è permesso ravvedere l’ideologia: l’ermafrodito il cui membro è sufficientemente grande per essere considerato maschile, gode del beneficium clitoridis (e non, più semplicemente, di un amplificatio clitoridis). In realtà in Zacchia linguaggio politico, giuridico, biologico, sono la stessa cosa.

Perché una femmina può diventare maschio ma non viceversa? Per ragioni anatomiche? No, per un elementare principio di termodinamica: “la natura tende sempre a ciò che è più perfetto”.

William Harvey

Disputations touching the Generation of Animals, di William Harvey, è “l’ultima grande esposizione della generazione e del corpo profondamente ancorata all’estetica politica e del modello monosessuale”. Al contrario dell’Exercitatio, le Disputations sono un’ ‘opera aperta’, ed inconcludente, nella quale non si riesce ad abbattere il modello monosessuale, e la politica tracima ancora nella scienza. Eppure Harvey abbandona Aristotele, sostenendo che causa materiale ed efficiente si trovano entrambe nella femmina. E abbandona Galeno, smentendo che i fluidi (semi) maschili e femminili si mescolino nell’atto del concepimento. Per Harvey lo sperma accende l’uovo agendo per contagio: è ‘stella’, portatore della fiamma celeste. L’orgasmo femminile non è segno di inseminazione, ma resta l’apice della forza vitale del corpo. “Lo sperma permette a un’idea – il primordium o uovo – di essere generato nel cervello uterino della donna”.
La scoperta dei sessi

Il capitolo ricostruisce il crollo del modello monosessuale e il progressivo insediamento dei “due sessi”: conseguenza di una rivoluzione epistemologica e socio-politica.

A metà del Secolo XVIII uomo e donna sono ormai considerati diversi da un punto di vista biologico, nell’apparato osseo ed in quello nervoso. E in quello sessuale: finalmente battezzate vagina e ovaie. Ma i due sessi furono reinventati come un nuovo fondamento del genere (nel frattempo il modello monosessuale sopravvive nella letteratura divulgativa (ossia ‘scientifica’ di serie b, e tra i medici).

I motivi di questa rivoluzione? Vi sono spiegazioni epistemologiche:

a) Si afferma lo scetticismo (passione settecentesca), si marca lo spartiacque tra Vero e Falso, ossia tra sesso biologico e genere teatrale.
b) Secondo Michel Foucault questo periodo è la fine dell’epistème del micro-macrocosmos: sparito il macrocosmo, resta solo la carne, il sesso, e ad esso spetta il lavoro che prima spettava al genere (istituire una gerarchia tra maschi e femmine).

C’è anche una possibile spiegazione politica: col venire meno dell’ordine trascendentale, la battaglia tra sessi e classi per il potere si sposta sul corpo.

Ma il modello delle differenze sessuali non gode a dire il vero di grande stabilità. Gli scienziati appoggiarono gli ideologi col loro prestigio, più che con effettive scoperte.

Secondo Poullain de la Barre (di scuola cartesiana) la mente non è il corpo, la mente non ha sesso.

Per Thomas Hobbes nessuna specie di autorità (neanche quella del maschio sulla femmina) ha fondamenti nella natura o sul cosmo.

Secondo John Locke la decisione ultima spetta all’uomo, più capace e più forte: i corpi sono fondamento, non segno, della comunità civile.

Per Alexis de Tocqueville dalla rivoluzione americana in poi è necessario tracciare nuove linee di azione anche per i sessi.

Le vecchie rappresentazioni tracollano lentamente. Nel 1700 è battezzata la vagina, nel 1770-80 Spallanzani riesce ad ottenere l’inseminazione artificiale su una cagna. (Il che non provava ancora che fosse possibile un’analoga operazione sulla donna). Del resto nel 1785, sul primo testo inglese di medicina legale, le donne stuprate sono ancora dette acquiescenti. Solo nel 1820 tutto è risolto, nel senso che al sistema ovarico è riconosciuto di poter lavorare inconsciamente e senza segni esteriori. L’anatomia è basata sull’osservazione, ma anche sull’estetica della rappresentazione. Anche queste immagini sono il prodotto di un’attività che ha carattere sociale: devono essere belle, secondo i canoni dell’estetica già teorizzata da Winckelmann (la bellezza assoluta, somma di tante bellezze parziali). Per von Soemmering lo standard anatomico deve necessariamente essere bellissimo.

Embriogenesi e omologie galeniane: “vien fatto di sospettare che la differenza sessuale sia stata creata malgrado le nuove scoperte, e non in forza di esse… si sapeva fin dal Secolo XVIII che pene e clitoride avevano origine embriologica simile… e la moderna cartografia genitale sembra riprodurre la lezione di Galeno.”

Spermatozoo e uovo: Nel 1651, Harvey sostiene che la vita trae origine da un uovo; nel 1672 De Graaf trova il follicolo; nel 1670 Leeuwenhook scopre che lo sperma contiene “animaletti” (con che è salva la dignità maschile nella partecipazione attiva alla procreazione, che Harvey aveva messo in serio pericolo). Il sesso ‘sociale’ si proietta sul sesso biologico, e persino dagli animali alle piante. Quando esce, la tassonomia botanica di Linneo è ritenuta indecente. Verso il 1850 finisce la corsa a cercare in ogni tipo di manifestazione naturale la riproduzione sessuale.

Nel 1876 Oskar Hertwig dimostra che la fecondazione è l’unione dei nuclei dello spermatozoo e dell’ovaia, l’uno nell’altra: fino alla scoperta del DNA il dimorfismo incommensurabile è fornito di un paradigma microscopico inattaccabile.

Ovaia e natura della donna: occorre smascherare la traduzione di fatti concernenti la riproduzione in fatti di differenza sessuale. L’ovaia, si dice, rende la donna “quel che è”: e si comincia allora a praticare, prima ancora di provarne l’utilità, l’ovariectomia bilaterale nei casi di isteria, come una sorta di ‘castrazione femminile’. L’esperienza veterinaria, che dimostrava la scarsa utilità dell’operazione, fu pervicacemente ignorata. Migliaia di ovaie asportate perché qualche medico aveva “preso alla lettera la sua sineddoche”.

Orgasmo e differenza sessuale: La scienza si fabbricava nuove idee circa l’apassionalità femminile, ma non è che trovasse molte prove. Fino al 1830 circa la convinzione generale era che l’ovulazione avvenisse solo per effetto del rapporto sessuale. Si arriva a considerare le tracce di corpi lutei nelle vergini come prove di attività masturbatoria. Insomma l’ovulazione è vista come attività venerea. La donna che concepisce prova necessariamente l’orgasmo: ma non è necessario che la donna che prova l’orgasmo “provi qualcosa”. Le donne insomma sperimentano l’erezione come gli uomini, ma in assenza di sensazioni. Certo, si trattava di un campo nel quale era difficile fare misurazioni. Cause di infertilità di natura morale fanno capolino nel mondo del sesso scientifico.

Il sesso socializzato

Mentre la nuova scienza del sesso si intreccia con le rivendicazioni culturali, il modello monosessuale dà prove della sua perdurante vitalità.

Politica e teoria politica. John Locke è il primo a formulare un’obiezione al modello illuministico che conferisce pari dignità ad ambo i sessi. Con la Rivoluzione francese nasce il femminismo e l’antifemminismo; ma “per entrambi il posto della donna è determinato dal corpo”. Gli antifemministi considerano l’assetto sociale basato sulla differenza del corpo maschile da quello femminile; le femministe rivendicano spazi e competenze proprio in virtù di queste differenze. E tuttavia una teoria ‘portante’ come quella liberale del contratto sociale prendeva le mosse da un corpo asessuato: come legittimare allora il dominio reale del maschio sulla femmina? “Contrabbandando caratteristiche sociali nello stato di natura”. A prova di ciò, Rousseau e Pufendorf dimostrano che si può disporre degli stessi dati scientifici e arrivare a conseguenze ideologiche opposte. Per Rousseau l’”aspetto morale” artificiale dell’amore nasce con la “modestia femminile”: cioè in un fatto allo stesso tempo fisiologico (la donna non ha stagioni di ‘calore’) e culturale (la donna non si concede). Come se la Caduta, o comunque il passaggio dell’uomo dal naturale al culturale, coincidesse col primo negarsi della donna all’uomo. Per Miller i sessi si differenziano con le civiltà. E sono le stesse prime femministe ad indicare come caratteristiche della ‘sfera separata’ di competenza femminile modestia e moralità: caratteristiche che a loro avviso si possono leggere nel corpo femminile. I rapporti sono capovolti: l’uomo è accusato di non usare la testa perché non ha l’utero.

L’ovulazione nel ciclo mestruale. Anche nell’istologia e nella fisiologia le osservazioni si trasformano in materiale per l’arte. Darwin dà una spiegazione darwiniana: l’evoluzione sviluppa nei maschi un’attitudine al coraggio, nelle femmine alla modestia femminile. (Cenni sulla frenologia). Nel 1843 si scopre l’ovulazione femminile spontanea nei cani; ma un uovo fecondato umano lo si vide soltanto nel 1930. Si credeva che l’ovulazione seguisse immediatamente il mestruo. “Il concepimento avviene durante e subito dopo il periodo” (la metà del ciclo era invece da secoli considerato il momento meno indicato per concepire). In questo modo il mestruo finiva col venire identificato col calore, ed indicato con termini quali foia, Burnst, estro… Per Heape la differenza dell’appetito genitale rende in ogni punto maschio e femmina differenti. Oppure il mestruo viene interpretato come momento distruttivo, punto debole di ogni donna. Sono insomma “gli imperativi della cultura e dell’inconscio a dettare il linguaggio sessuale”. Anche quando a scrivere è una femmina o femminista: la Jacobi sostituisce all’icona della debolezza quella della nutrizione, affermando che “istinto sessuale e capacità riproduttiva rimangono separati”. Ed ancora, in un sobrio manuale di anatomia del 1977 si può leggere questa descrizione metaforica della mestruazione: “L’utero piange per non poter nutrire un bambino”. La stessa letteratura ottocentesca etnografica è generata in parte da pressioni politiche; i pellerossa vanno in calore, gli europei no. Per Wostenbolm, nel 1893, le mestruazioni erano un segno dell’oppressione maschile. E ancora oggi si scrivono studi scientifici in cui si cerca di dimostrare l’esistenza di cicli di interesse sessuale in rapporto al mestruo.

Masturbazione e prostituzione. Il ‘vizio solitario’ ed il male sociale erano considerate patologie sociali che avevano ripercussioni sul corpo così come nei secoli precedenti blasfemia e dissolutezza dei genitori generavano figli mostuosi. Per Foucault la letteratura onanistica del Settecento e Ottocento “genera il desiderio erotico allo scopo di controllarlo”. Il male solitario è male in quanto solitario. Intanto nel Settecento si apre la discussione sulla liberazione del desiderio in un’epoca commerciale. Fino a quel momento le prostitute erano malviste perché merce improduttiva, e considerate sterili per natura (almeno finché si può credere nella necessità dell’orgasmo femminile alla procreazione). Un’idea che proviene dal Medioevo, quando “la prostituzione è sterile perché il modo dello scambio che rappresenta è sterile. Come l’usura – peccato mortale – la prostituzione è puro scambio.” (L’usura è una sorta di incesto). Ma nell’era del libero mercato l’usura non è più peccato, tutt’altro. Ma può l’economia liberale sorreggere il corpo sociale ed il corpo sessuale?

Freud rientra nell’epoca dei Lumi (crede nell’incommensurabilità dei sessi) e allo stesso tempo fuori (la libido non ha sesso). Pene e clitoride sono organi erogeni assimilabili; nella donna il clitoride cede il posto alla vagina per un caso di isteria generalizzata. La scoperta dell’orgasmo clitorideo è un bluff (era già cosa nota alla scienza del tempo). Ma l’invenzione della rimozione puberale, che costringe l’uomo ad intensificare le sue prestazioni, è sulle orme di Rousseau: anche per Freud la modestia è la culla della civiltà. Eppure egli sapeva di non avere prove di questo trasferimento dell’eccitabilità erogena. “La storia del clitoride è una parabola della cultura, di come il corpo assuma una forma giovevole alla civiltà non in virtù di un’evoluzione spontanea, ma suo malgrado”. Questa idea, tuttavia, Freud la prende in prestito da una tribù dove si pratica l’escissione; mostrandoci così quanto è difficile per la cultura far rientrare il corpo nelle categorie necessarie ai fini della riproduzione biologica e naturale.

Conclusione: “il linguaggio muta col tempo… ma il contenuto di ciò che si dice riguardo alla differenza sessuale è svincolato dai fatti ed ha tutta la libertà di un gioco della mente”.